Le aziende alla prova del Green Public Procurement: più opportunità, più requisiti (e qualche dubbio)

L’entrata in vigore della Legge 221/15 (collegato ambientale alla legge di stabilità), avvenuta il 2 febbraio 2016, ha rappresentato una chiave di volta per il Green Public Procurement, specialmente per la principale novità a riguardo, rappresentata dalla disposizione che rende obbligatoria l’applicazione dei “Criteri Ambientali Minimi (CAM)”, approvati e di futura approvazione, per il 100% del valore posto a base d’asta per le categorie di appalto con le quali si consegue l’efficienza energetica negli usi finali, e per almeno il 50% per le altre categorie di appalto.
Questa legge, dedicando varie disposizioni agli “appalti verdi”, dimostra quanto si sia rafforzata la consapevolezza dell’efficacia del GPP a favore della salvaguardia ambientale e al contempo offre alle imprese una grande opportunità per incrementare la propria competitività in un mercato sempre più interessato a prodotti ambientalmente sostenibili.
Il GPP ha effetti significativi sui fornitori della pubblica amministrazione, chiamati a ripensare in termini di minore impatto ambientale i loro prodotti e i servizi e ad adottare il processo virtuoso di miglioramento ambientale sposato dalla PA. 
Dovranno anche essere in grado di fornire informazioni sulla qualità ambientale dei prodotti e servizi durante il loro ciclo di vita, dal consumo di materie prime all’uso e smaltimento, e per farlo dovranno dotarsi di marchi ecologici, dichiarazioni ambientali di prodotto, certificazioni d’impresa di riconoscimento; con tutti gli oneri che questo comporta e con effetti non solo sui requisiti necessari alla partecipazione alle procedure di gara delle PA, ma anche sulla documentazione da fornire.
 

Green Public Procurement

Il GPP nasce verso la fine degli anni ’90 in ambito europeo con l’intento di favorire lo sviluppo del mercato dei beni e dei servizi a ridotto impatto ambientale attraverso la leva degli acquisti pubblici, e si propone di incentivare:

  • la diffusione di modelli di consumo e di acquisto sostenibili anche presso le aziende private e i singoli cittadini;
  • la razionalizzazione della spesa pubblica;
  • l’integrazione delle considerazioni ambientali nelle altre politiche dell’ente, coinvolgendo in modo trasversale settori che tradizionalmente non si occupano di ambiente (ad esempio l’economato);
  • la diffusione di una cultura ambientale sia nel mercato dell’offerta che della domanda;
  • l’accrescimento delle competenze degli acquirenti pubblici, in quanto mette in prima linea la responsabilità e la capacità di ottimizzare da un punto di vista economico e non solo finanziario le scelte d’acquisto;
  • gli investimenti delle imprese in R&S perché possano proporre soluzioni eco-innovative che possano soddisfare il committente pubblico.

 

In Italia, con il recepimento delle linee guida europee, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha elaborato il “Piano d’azione per la sostenibilità ambientale dei consumi della pubblica amministrazione” (PAN GPP), aggiornato con Decreto 10 aprile 2013, al fine di orientare la spesa pubblica verso l’efficienza energetica e il risparmio nell’uso delle risorse, nonché di incentivare la riduzione delle emissioni di CO2, dell’uso di sostanze pericolose e della produzione di rifiuti (Decreto Interministeriale n. 135 dell’11 aprile 2008).

Gli acquisti verdi della Pubblica Amministrazione sono stati poi resi obbligatori per le Stazioni Appaltanti dall’art. 34 del D.lgs. 50/2016, il nuovo Codice degli appalti pubblici, e dalle successive modifiche apportate dal Correttivo D.lgs. 56/2017 che prevedono l’adozione dei CAM contenuti nei documenti approvati, o che verranno approvati in seguito con Decreto Ministeriale, per ogni categoria di prodotto o servizio.

In particolare, l’obbligo per le stazioni appaltanti è quello di inserire nei bandi di gara almeno le specifiche tecniche e le clausole contrattuali contenute nei documenti di CAM.

Il comma 2 dello stesso articolo sancisce che i CAM siano tenuti in considerazione anche ai fini della stesura dei documenti di gara per l'applicazione del criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, dando seguito alla raccomandazione di inserire nei bandi di gara anche i criteri premianti ivi contenuti.

Il Piano d’Azione Nazionale rinvia la definizione dei criteri ambientali minimi ad appositi decreti emanati dal Ministero dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare per le seguenti categorie merceologiche:

  • arredi (mobili per ufficio, arredi scolastici, arredi per sale archiviazione e sale lettura)
  • edilizia (costruzioni e ristrutturazioni di edifici con particolare attenzione ai materiali da costruzione, costruzione e manutenzione delle strade)
  • gestione dei rifiuti
  • servizi urbani e al territorio (gestione del verde pubblico, arredo urbano)
  • servizi energetici (illuminazione, riscaldamento e raffrescamento degli edifici, illuminazione pubblica e segnaletica luminosa)
  • elettronica (attrezzature elettriche ed elettroniche d’ufficio e relativi materiali di consumo, apparati di telecomunicazione)
  • prodotti tessili e calzature
  • cancelleria (carta e materiali di consumo)
  • ristorazione (servizio mensa e forniture alimenti)
  • servizi di gestione degli edifici (servizi di pulizia e materiali per l’igiene)
  • trasporti (mezzi e servizi di trasporto, Sistemi di mobilità sostenibile)

ANAC vigila sull'applicazione dei CAM

Ad incentivare ulteriormente gli Operatori economici ad investire per migliorare e certificare le proprie prestazioni ambientali sono le modifiche introdotte dall’art. 213 del Codice che indicano l’ANAC come il soggetto deputato a monitorare l’applicazione dei CAM ed eventualmente sanzionare le Pubbliche amministrazioni non allineate al PAN GPP.

A livello regionale e locale, l’attenzione rivolta agli acquisti eco-sostenibili è in rapida diffusione, sono infatti presenti ampie sezioni dedicate al GPP in tutti i siti web degli enti locali, ove sono elencate le categorie di beni e servizi di interesse e i relativi requisiti minimi necessari per la partecipazione alle procedure d’acquisto.

Non mancano ovviamente i dubbi, e ci possono essere ostacoli interni alle amministrazioni che possono rendere difficile l’inserimento dei criteri ecologici nei bandi della pubblica amministrazione.

I principali ostacoli interni all’attuazione del GPP, per quanto emerge dall’analisi delle esperienze in corso, sono:

  1. Il possibile atteggiamento di “chiusura” di alcuni uffici competenti in materia di acquisti, che possono temere un aumento dei carichi di lavoro, o di ledere la concorrenza o comunque di non rispettare le regole di mercato;
  2. La parcellizzazione degli uffici che si occupano di acquisti di grossi volumi di prodotti (es. il servizio che acquista la carta è diverso da quello che acquista le autovetture o da quello che appalta il servizio di pulizia, ecc.) e la molteplicità di persone che gestiscono gli acquisti direttamente (es. la produzione di materiali quali pieghevoli, inviti, manifesti, ecc. o l’organizzazione di eventi);
  3. La scarsa formazione sui temi ambientali degli addetti agli acquisti;
  4. La difficoltà ad individuare dei criteri ecologici condivisi da inserire tra le  specifiche tecniche, con la conseguente impossibilità di comparare i prodotti sulla base delle loro caratteristiche ecologiche/di sostenibilità;
  5. Spesso i bandi vengono redatti per forniture di periodi lunghi (anche 5 anni), dunque i criteri eventualmente definiti potranno essere effettivamente inseriti solo allo scadere del vecchio appalto;
  6. La difficoltà di verificare la veridicità di quanto dichiarato in termini di possesso dei requisiti richiesti nel capitolato;
  7. La scarsa conoscenza della normativa di riferimento: spesso non sono note o sono ignorate anche leggi che già da tempo impongono agli enti di acquistare beni a ridotto impatto ambientale (carta riciclata: DM203/2003 e successive leggi regionali, norma sull’uso di pneumatici ricostruiti: Finanziaria 2002, veicoli a carburanti alternativi: DM 27/3/98 ecc.);
  8. La difficoltà di reperimento di produttori/fornitori di prodotti verdi e, in taluni casi, maggiori costi di questi ultimi (ostacolo di tipo “esterno” ma che si riflette anche internamente), che ha una valenza particolare per i comuni di piccole dimensioni ma che si presenta anche tutti per gli altri enti;
  9. La necessità di mantenere buoni rapporti con i fornitori abituali.

Articolo a cura di Giorgia Lovisetto, PRO-Q Service Desk